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  • IL COMPUTER PETULANTE

    Questo secondo volume di teatro si muove con maggiore adesione ai temi sociali, come ha rilevato Giovanni Spedicati nella sua bellissima Prefazione.
    Alla dedica a Roberto D’Alessandro avrei dovuto aggiungere i nomi di Maria Teresa Armentano, Matilde Tursi, Maria Teresa Ciammaruconi, Francesco Perri, Giancarlo Rango, Maurizio Martena, Salvatore Puntillo, Anna Milieni, Giuseppe De Rosis, Claudio Boccaccini, Fausto Cigliano, e, alla memoria, quelli di Carlo Lizzani, Dario Fo, Achille Millo, Sergio Endrigo, Riccardo Cucciolla, Aldo Fabrizi e Jorge Luis Borges, ma così avrei sminuito un poco il peso della dedica a Roberto che ha creduto nel mio essere teatro perennemente, anche nella quotidianità.
    Ho già raccontato nel Primo Volume del mio non rendermi conto che i miei romanzi e la mia poesia si prestavano alla scena mentre scrivevo in silenzio di teatro. La vocazione è una cosa e forse l’inclinazione un’altra. Non so. Ma i miracoli, in letteratura esistono.

    (dalla premessa dell’autore)

    49,00
  • IL PREMIER

    Il protagonista della pièce, “ex Primo Ministro della Repubblica Italiana”, estrae una pistola dalla tasca. L’infila in bocca. Passano lunghissimi secondi, agghiaccianti. La ritrae, lentamente. Dagli altari del passato remoto alla polvere del passato prossimo dei processi e delle umiliazioni, questa la traiettoria di quel noto politico italiano, arrivato al massimo del potere in un paese “democratico”. Fino al presente di una calma apparente e falsa che prelude alla fine (politica o anche della vita) oppure, viceversa, alla risalita, quella stessa della pistola estratta dalla bocca senza averne tratto la soluzione finale. Molti punti interrogativi sulla questione dovranno sciogliersi quella notte. Unita di tempo, di luogo e di azione in una scenografia che ricorda il litorale tra Ostia e Torvaianica, con i tipici pontili in legno, ma che potrebbe essere anche una spiaggia di un qualsiasi altro luogo in Italia, dimensione ambientale misteriosa e riservata come sempre quando il buio scende in inverno sul manto freddo del mare. Sospensione, rito di passaggio, abisso straniante di una atmosfera fuori stagione, dove all’interno di una villa, una specie di dorato bunker, tra la sabbia e il «rombo della risacca», arrivano, non attese, ore decisive per la sorte delle persone convocate in quello spazio teatrale. Inizio folgorante di II Premier nel quale Giuseppe Manfridi mostra pienamente le sue doti camaleontiche, e si consolida, tra gli altri suoi esperimenti, poeta del teatro noir che si fonde con quello delle stanze borghesi, della guerriglia delle coppie con risvolti freudiani e comici. L’andamento drammaturgico mantiene un ritmo di azione e di intreccio psicologico serrato.

    Dalla prefazione di Fabio Pierangeli

    12,00
  • LE DEE
    Interverte memorie

    Opera d’esordio di Maria Pia Daniele sui segreti custoditi dalle statue, e da loro stesse svelati.
    L’inizio di un nuovo millennio schiude il tempo ad un irreversibile cambiamento giacché un universo volge al termine, ma Le Dee non muoiono mai. Rispondendo con nomi diversi a un destino incerto, hanno attraversato le epoche dentro e fuori le città del mondo, perdendo persino memoria dei loro templi e degli altari. Nel crepuscolo di un mattino perenne Atena vestita di armi, Artemide la virtuosa, Persefone che porta con se l’enigma della sua bellezza e l’istintiva Psiche, si ritrovano per compiere un atto di trasformazione. Si cristallizzano nella forma permanente per l’avvento di una nuova era, e in un gesto ciascuna la propria essenza racchiude. Scorrono veloci nostalgie di un’armonia perduta, si affastellano sature di segni e di storia, finché le Dee non precipitano nel sonno. Sarà l’irrequieta Psiche, la più umana di tutte, a percorrere il limite scegliendo l’effimero, il caduco: rinunciando all’immortalità e alla perfezione va a ribadire l’ontologia del segreto, cioè la vita.

    10,00
  • LA STRADA É PIÙ BREVE AL RITORNO

    Cosa hanno in comune un ragazzo che cerca lavoro, conquista la fiducia del capo e rischia di morire con il polonio, una professoressa che per aiutare un suo alunno finisce in un rave notturno e rischia di farsi arrestare per oltraggio a pubblico ufficiale e una ragazza che prima di convolare a nozze deve far scagionare i suoi invitati dall’accusa di furto e affrontare il rapimento della wedding planner? Niente. O forse il coraggio di affrontare le proprie paure e la capacita di districare quasi con successo le tragicommedie in cui inciampano senza mai perdere completamente l’equilibrio.
    Tre voci che per un attimo emergono dal chiacchiericcio dei clacson. L’attimo prima di tornare a casa.

    12,00
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    UN UOMO QUALUNQUE
    storia di mafia ed omertà

    Storia di mafia e omertà “Un uomo qualunque” è uno spettacolo dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La rappresentazione accompagna lo spettatore nella vita di un noto magistrato antimafia facendo rivivere i momenti più salienti della sua esistenza. Storia di vita vissuta, per alcuni versi romanzata, è una chiara denuncia a chi tace facendo in modo che il malaffare e l’omertà prende il posto della giustizia. Un corso tra gli eventi che si pone come obbiettivo il mettere in evidenza l’omertà in tutte le sue forme, anche quelle più semplici.

    2,998,00
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    LO SCHIZZO

    La civiltà occidentale è spesso sessuofoba e vede tutte le espressioni del corpo e della fisicità con sospetto e con una diffidenza morale che in altre culture umane risulta sconosciuta. II ruolo simbolico che la nostra cultura ha riservato al corpo femminile è quello di stigma del peccato, della tentazione, dell’impuro. In un mondo culturale che fa una cosi grande fatica a parlare in un modo equilibrato della sessualità, il problema della negazione dell’esistenza di un fenomeno corporeo femminile come lo squirting va di pari passo con l’imbarazzo nel trattare il tema del piacere sessuale femminile al quale lo squirting stesso è intimamente collegato.
    La protagonista de Lo Schizzo deve superare la solitudine di un matrimonio fallito, di una educazione repressiva, del rifiuto subito dal mondo medico-scientifico per approdare a una nuova consapevolezza rispetto al proprio corpo e alla sua intimità fisica e culturale.

    4,9910,00
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  • DOV’È LA VERITÁ?

    Questa trilogia comprende i drammi: Cristo qui non è disceso, Chjtaridd brigante materano e Pitagora e Ippaso da Metaponto.
    II primo prende spunto dai romanzi di Carlo Levi Cristo si e fermato a Eboli e L’orologio. Traspone in forma dialogica le vicende del confino ad Aliano del pittore e scrittore torinese.
    II secondo trae spunto dal racconto dallo stesso titolo di Niccolò De Ruggeri, edito dalle Edizioni Meta negli anni settanta. Viene posta nella sua giusta luce la figura di Eustachio Chita, brigante materano, eliminando le conclusioni arbitrarie ed errate da parte di una discutibile cultura di matrice lombrosiana.
    Per il terzo, Pitagora e Ippaso da Metaponto, si utilizzano le scarse fonti storiche a noi pervenute. Alla luce del concetto di Aristotele sulla diversità del lavoro dello storico da quello del drammaturgo, il dramma mette a fuoco il pensiero e l’opera del grande filosofo e matematico di Samo e del “nostro” Ippaso, matematico, allievo di Pitagora, nato a Metaponto.

    15,00
  • LA RAGAZZA

    Olivia “Liv” Hughes era la ragazza più popolare di Grace Hills High. Sylvia Merwin era una delle emarginate più denigrate. Poi Eddie Cleary portò la pistola a scuola e tutto cambiò.
    Dieci anni dopo le strade di queste due donne si sono drasticamente allontanate: Sylvia vive una vita apparentemente perfetta in città, con un lavoro fantastico e un ragazzo amorevole, mentre Liv è una tossicodipendente in fase di recupero. Prendono accordi per incontrarsi in circostanze misteriose, e Liv rivela un fatto del loro passato comune dimenticato e scioccante – provando che forse Sylvia sapeva delle oscure intenzioni del suo fidanzato Eddie, e forse lo ha persino spinto a metterle in alto. Segue una brutale e sconvolgente resa dei conti, mentre Sylvia e Liv tentano di riconciliare la storia sanguinaria con le loro vite presenti. Innocenza, colpevolezza, onestà, inganno… quando un’azione malvagia viene compiuta, chi è veramente responsabile?

    10,00
  • GOGOLLE ER NASO PIÙ ER CAPPOTTO
    dittico romanesco da Nikolaj Gogol

    Nicolaj Gogol fu amante e conoscitore di Roma, dove abitò nel 1836, conobbe il Belli e scrisse buona parte del suo “Le anime Morte”. Da questa premessa e per gioco è nata questa mia rielaborazione romanesca in cui la curia vaticana e la ministerialità sabauda sostituiscono l’analoga società zarista e dove, gogolianamente, la forma e il buon nome in società sono l’essenza stessa dell’uomo. “Er naso” più “Er Cappotto” sono scritti in un romanesco di sapore ottocentesco, indice dell’anima stessa della città. L’ambientazione romana ben si presta a raccontare le ansie dei due personaggi gogoliani, l’abate Corvallone e lo scrivano Cosimo Ciabatta, entrambi alter ego del funzionario Kovalèv e dell’impiegato Akakij Akàkievic. Corvallone, nato e cresciuto nella curia vaticana insegue il suo naso fuggito all’improvviso travestito da cardinale e Cosimo, impiegato presso la subentrata burocrazia reale sul finire del secolo, cerca di restaurare la sua mantella logora e poi suda a comprare un cappotto nuovo, per essere all’altezza della moda sabauda dei suoi colleghi di ministero.
    Teatro delle loro ansie è dunque prima la Roma del Papa Re, decadente e auto referenziale e poi la novella capitale del regno, che potremmo chiamare Terza Roma rubando il termine alla mitica definizione della capitale russa, immenso cantiere a cielo aperto, dai muraglioni del Tevere all’edificazione del nuovo quartiere Prati intorno al Vaticano, rievocate in uno stile narrativo che porta il lettore o lo spettatore teatrale per le strade, le piazze e i salotti buoni come negli angoli pìu scuri e misteriosi della città eterna.

    10,00
  • EZRA IN GABBIA
    Il caso Ezra Pound

    Al centro del palcoscenico una gabbia. Quella dove fu rinchiuso Ezra Pound, 60enne, nel campo di prigionia dell’esercito americano di Metàto, presso Pisa (Disciplinary Training Center of the Mediterranean Theater of Operations).
    Pound rimase per 25 giorni, nell’estate del 1945, giorno e notte, in una gabbia di rete metallica, un tetto di lamiera ed il pavimento in cemento, esposta alle intemperie e illuminate costantemente durante la notte. Con quella gabbia iniziarono 12 anni e 11 mesi di reclusione in manicomio criminale ai quali il governo americano costrinse quello che è stato non solo il poeta più influente del ventesimo secolo, ma un maestro di pensiero, un ecologista, che ha proposto una sorta di bioeconomia, per un progresso rispettoso dei ritmi vitali e biologici e un economista che ha anticipato il pensiero d’una decrescita felice. Fu liberato nel 1958. Da allora il silenzio ha accompagnato i suoi ultimi anni di vita. Ora dopo 60 anni é “tornato”, per chiedere agli spettatori di giudicarlo, per avere quel processo che non ha avuto… è finito il tempus tacendi.

    10,00
  • LA PIANISTA PERFETTA

    La pianista del titolo è CLARA SCHUMANN (1819–1896), pianista di livello internazionale, e moglie di ROBERT SCHUMANN (1810–1856).
    ” (…) La pianista perfetta è prima di tutto un atto d’amore. In questa Clara c’è il personaggio storicamente delineato come i documenti ci hanno da sempre narrato, la grande artista famosa in tutta Europa per le sua eccellenti qualità; ma c’è anche la donna profondamente innamorata del suo uomo, al quale riconosce una genialità assoluta nella consapevolezza di essere stata la sua unica musa ispiratrice, anche se ciò ha comportato la parziale rinuncia alle proprie potenzialità di compositrice. Nella Clara di Manfridi c’è la grande pianista di fama internazionale dentro la quale vive la madre preoccupata per il futuro dei figli, per la salute del suo sposo, travolto da fortissimi disturbi psichici. Una donna cosciente di vivere di persona un importante capitolo della storia, ma senza poter prescindere dalla vulnerabilità della madre che deve pensare al quotidiano e alle sue urgenze. Per questo parlo di un atto d’amore, perchè a questa Clara l’autore ci invita a voler bene, e per farlo crea una fortissima empatia fra la protagonista e lo spettatore, illuminandola di frammenti di normalità che la spostano dal piedistallo dove la storia l’ha cristallizzata, per avvicinarla a not come donna capace di nutrire sentimenti nobilissimi, ma anche di mostrare le sue paure e fragilità che ce la rendono assai più vicina e più vera.”

    Dalla prefazione di Antonio Di Pofi

    10,00
  • NASCITA E RESURREZIONE DI CITTANOVA

    “Le radici di Cittanova affondano in un secolo di pesti, di guerre, di scoperte scientifiche. Era soltanto un casale, certo, Curtuladi, poi Casalnuovo, ma inizia a costruire il proprio destino. Questa e stata la felice e risolutiva intuizione artistica del testo di Manfridi: narra¬no, le voci, la storia di un paese e le loro stesse vicende, individuali e collettive, diventano la costruzione di una comunità. (…)
    Alle pesti del Seicento si sostituiscono nel secolo successivo sommovimenti naturali e politici. II terribile “tremuoto” del 1783 provoca danni immensi, mettendo a dura prova la popolazione che seppe mostrare forza e coesione, specie davanti allo sgomento per la morte della principessa Maria Teresa Grimaldi. La Repubblica partenopea nei pochi mesi di vita, da gennaio a giugno del 1799, vide la borghesia cittadina ergersi a protagonista dell’affermazione dei valori della rivoluzione francese. Innalzare l’albero della libertà e combattere la battaglia contro i sanfedisti nel forte di Vigliena presso Napoli, segnarono, dopo il bando di Grimaldi, l’atto fondativo del paese.
    Giuseppe Manfridi con Nascita e Resurrezione di Cittanova ha saputo rendere alta e tesa drammaturgia questi avvenimenti storici, trasformando le gesta eroiche in un grido universale di libertà.”

    Dalla prefazione di Francesco Adornato

    10,00
  • (RIS)VOLTI DELL’AMORE

    “Fra tutte le creature dotate di anima e intelligenza noi donne siamo le più sventurate”. Queste le parole di Medea nel testo euripideo.
    Ed è, infatti, Medea simbolo di quella fragilità femminile che si cela tante volte dietro una imponente corazza.
    Donna abbandonata, tradita e ferita nell’orgoglio, dominata dal profondo desiderio di farsi giustizia, Medea, con lucida ratio, giunge al parossismo senza tregua trasformando la sua esasperazione in follia.

    8,00
  • IL VIAGGIO CHE NON HO FATTO
    THE JOURNEY I NEVER MADE

    Due donne si incontrano in una stazione. Petra è una migrante dei giorni nostri, straniera in Italia, sta per tornare al suo Paese dopo anni di assenza. Silvia è un’italiana degli anni cinquanta e si prepara ad emigrare. Sono chiuse in una stazione dove i treni sono soppressi. Tra timori e diffidenze il dialogo tra di loro si fa strada. La stazione si affolla via via di un coro di migranti di diverse epoche e luoghi, le loro voci si inseguono come in una fuga musicale e ci fanno vivere la partenza, il viaggio, l’arrivo e ancora la partenza. Quando l’affollamento si è fatto insopportabile, un treno si avvicina.

    12,00
  • SE LA TERRA TREMA

    Lei, forse, è l’unica superstite di un terremoto, di una città abbattuta, di un aereo caduto, forse si è persa allontanandosi dal gruppo fuggitivo … situazione che le ha causato cecità: provvisoria? definitiva? Un video a dirci che le città si sgretolano, ma lei è portatrice di fiducia nella vita. Tra tenerezze e passioni tra parole e danza si assiste alla ricostruzione di una identità femminile che rintraccia, nella memoria, accadimenti del contesto familiare che la vide, pur nella povertà, felice. Il pubblico si confronta sia con l’estraneo sia con lo straniero che è dentro di lui/noi e intuisce, che non vi è sud nel mondo, se non nel modo con cui ognuno guarda l’altro/a e tutte le diversità, oppure nel modo con cui dà valore a ciò che ha consistenza materiale: casa, oggetti, indumenti: il mondo che ci rassicura. Ma io esisto nella misura in cui riconosco il diritto a esistere, con pari dignità e attenzione all’altra/o fuori da me e che, diversamente da me, attraversa difficoltà che la mia esperienza non conosce.
    Lei costruisce nuova speranza perchè, come scrive la filosofa M. Zambrano: la vita vuole vivere.
    E l’autrice aggiunge: nonostante il dolore.

    8,00
  • PANNI SPORCHI

    La vicenda si svolge in una lavanderia a gettoni. Lorenzo, uomo di circa 40 anni, resta bloccato per un guasto alla lavatrice in cui ha messo il suo bucato. Deve attendere l’arrivo del tecnico in quanto la società di manutenzione non si rende responsabile per il bucato eventualmente abbandonato. In attesa del tecnico, Lorenzo incontra vari personaggi che per motivi diversi frequentano la lavanderia espressa. Vasco, barbone che in pratica vive lì dentro a causa di una recente e dolorosa separazione dalla moglie. Valentina, spogliarellista e aspirante editrice, che essendo stata chiusa fuori casa dal coinquilino deve lavare asciugare e stirare i vestiti che indossa per recarsi ad un appuntamento di lavoro fondamentale, Antonella, il primo amore di Vasco, che non ha mai smesso di amarlo nonostante sia stata da lui lasciata per sposare un’altra e Amanda la ex di Lorenzo che si reca nella lavanderia per chiudere definitivamente la partita con Lorenzo. In contro tesi col proverbio secondo il quale “I panni sporchi si lavano in casa” tutti i personaggi si trovano a raccontare le loro vicende e piccole tragedie dentro la lavanderia a gettoni. Una umanità smarrita e centrifugata da una società che lascia sempre meno spazio alla poetica della vita e che obbliga molti a scelte che poco hanno a che fare con i loro sogni. Ma lavarsi la coscienza, da ai vari personaggi la possibilità di sperare che alla fine la ruota possa girare a loro favore, proprio come gira il cestello della lavatrice che lava i panni sporchi.

    10,00
  • IL VANGELO SECONDO ANTONIO

    Don Antonio, un parroco di una piccola comunità, vicario generale del vescovo, si ammala di Alzheimer. Al suo fianco la sorella, devota perpetua dal carattere rude e un giovane e candido diacono. La malattia colpirà la mente brillante di questo sacerdote e nulla sarà più come prima: i congiunti si muoveranno a tentoni in un terreno per loro sconosciuto, con rabbia, insofferenza e shock. Don Antonio, entrato nella nebbia, inizierà a perdere tutti i riferimenti della sua vita ma allaccerà un rapporto nuovo e singolare con Cristo che porterà avanti anche quando, alla fine, si sarà dimenticato della malattia stessa. Il racconto della malattia, condito dell’involontaria comicità che si porta dietro, è anche il pretesto per riflettere sulla fede e sul senso religioso che ognuno di noi, volente o nolente, ha dentro di sé.

    10,00
  • IL DISCORSO DEL CAPITANO

    “Si parte tra i puntini, anzi, tra le puntine, si arriva tra le stelle, lì dove fu calciato quel giorno l’ultimo pallone di Francesco Totti. E in mezzo c’è il discorso del capitano che è una sorta di dichiarazione dei diritti dell’uomo, la proclamazione d’indipendenza del mondo, la magna carta di Roma, la letterina di Natale del figlio più amato, ma scritta a maggio e valida per tutta la vita.
    Il romanzo di Manfridi riconosce un posto nella letteratura al discorso di Totti, che quel giorno è stato più Totti che mai, senza aver segnato, senza aver inciso, se non per il fatto di essere in campo in quei minuti finali di una partita che ci ha spaventato e poi fatto esultare e poi ridere e poi piangere come se fosse la summa di tutte le partite del mondo.”

    Dalla prefazione di Daniele Lo Monaco

    10,00
  • LA PARTITELLA

    “Uno sterrato ai piedi di una scarpata su cui passa un cavalcavia. Sul terriccio grumoso, due linee di gesso bianche. Si tratta del corner di un campetto di calcio presso cui, sin dalle prime ore dell’alba, affluiscono vari ragazzi e ragazze che, disertando la scuola, si sono lì dati appuntamento per una partitella di cui gli uni saranno protagonisti e le altre spettatrici. La situazione, solo marginalmente legata all’evento calcistico, è tale da consentire un intreccio di racconti. Piccoli grandi amori… ansie di crescita… sogni di trionfi futuri… progetti matrimoniali… e quant’altro ancora può immaginarsi come alimento fantastico di quell’ineffabile età di passaggio che è possibile individuare nel valico tra l’ultimo anno di scuola e il primo di università, o di lavoro.
    L’età delle prime occasioni, delle grandi attese, del futuro che incombe”

    Dall’introduzione dell’Autore

    15,00