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  • LA SCALA

    ‘La scala’ racconta una disputa a sei dal ritmo serratissimo che si consuma in presa diretta durante un cocktail ben augurale organizzato per festeggiare la ristrutturazione di un seminterrato al Nuovo Salario di cui hanno da poco preso possesso Mirko e Miriam. Con loro, una coppia di vecchi amici (Corrado e Terry) e un’altra coppia da poco conosciuta (Nicolò ed Elvi) che abita nello stesso palazzo. Fiore all’occhiello dell’approssimativo restyling, una scala che collega direttamente il seminterrato col marciapiede di fuori. Un estroso éscamotage ideato per evitare, a chi debba entrare ed uscire, complicati giri nel cortile esterno.
    Tutto sulle prima sembra filare liscio, anzi… è un fluire ininterrotto di smancerie e
    mondanità ai limiti dell’enfasi, sin quando qualcosa avviene e tutto cambia, con la scala che assurgerà al ruolo di protagonista assoluta.
    Quel che avviene meglio non dirlo, certo è che gli effetti saranno esplosivi, e la simpatica riunione assumerà d’un lampo una metamorfosi impressionante. Scheletri nell’armadio, antichi rancori e antipatie inopinate prenderanno il sopravvento in una ridda pirotecnica di colpi di scena senza freni.
    Commedia aspra quanto esilarante, ‘La scala’ mette a nudo ciò che in qualche parte di noi
    quasi tutti siamo. Doppi e tripli, anche se sinceri. E dunque, spesso, come in questo caso, tremendamente comici.

    TEATRO 79

    12,00
  • CHRISSY DELLE SIEPI
    STORIA DI UNA DONNA Al MARGINI

    Sullo sfondo di un luogo evocativo, che diventa esterno o interno a seconda dei momenti, si consuma la vicenda di Chrissy, una donna che ha scelto la strada per vivere, facendo delle siepi la sua icona. Una storia piena di tensione, scenica e interiore, che affronta il mondo della prostituzione attraverso il racconto di un assassinio pieno di mistero, con un linguaggio crudo, diretto, a volte brutale, dove le quattro donne protagoniste vivono il giallo della loro vita in un tourbillon di emozioni che si scontrano molto spesso col perbenismo e l’ipocrisia del pensiero comune.

    TEATRO 78

    8,00
  • TEMPESTE SOLARI

    Tempeste solari è il ritratto di una famiglia borghese, una famiglia ormai disintegrata e i cui componenti sono da tempo distanti l’uno dall’altro. Ciò che hanno in comune è l’incapacità di costruire legami solidi e veritieri, la disperata ricerca di qualcosa che nutra le loro esistenze e le loro anime, la rabbia che cova dentro di loro, la responsabilità gettata sugli altri per motivare lo sbandamento delle proprie vite, l’ostinazione nel non guardare mai dentro se stessi se non quando tutto sembra perduto. Posti di fronte a situazioni estreme, i personaggi si interrogano finalmente sul loro passato, sulle scelte fatte, su ciò che ha contribuito a far deragliare le proprie vite e su ciò di cui hanno davvero bisogno per sopravvivere. Questo li condurrà, forse, a trovare una chiave per comprendere il proprio destino e andare avanti. Sulle loro storie fatte di dramma, di violenza, di ironia, di disincanto incombe, come un rombo sordo e lontano, la minaccia propagata dai media di una tempesta magnetica proveniente dal sole, metafora di una vita in bilico costantemente sospesa tra la disperazione per un’imminente fine e la speranza per un nuovo inizio.

    TEATRO 77

    10,00
  • IL LETTO

    “Il letto” è un polittico composto di quattro quadri. Ogni quadro, un letto; ogni letto, una coppia; ogni coppia, una storia; ogni storia, un linguaggio. Unico filo rosso narrativo, il semplice dato esteriore dei nomi: tutti e quattro gli uomini, infatti, si chiamano Bruno, tutte e quattro le donne Chiara. Per il resto, da un pezzo all’altro, si spazia attraverso situazioni e generi diversissimi: dalla commedia di conversazione a sfondo ‘noir’ (‘Capiscimi’), ai lirismi minimalisti allusivi di inquietanti segreti (‘Credimi’); dalla scabrosità di erotismi tanto discussi quanto praticati (‘Guardami’), alle asperità strepitate di vicende violentemente ‘pulp’ (‘Salvami’).
    Così, all’interno del perimetro di un letto, menzogne, amori, sesso, ferocia, tradimenti, accidie coniugali, tenerezze estenuate allestiscono le loro variegate e molteplici messinscene.

    TEATRO 76

    10,00
  • LA CASTELLANA (un noir)
    e altri testi per attrice solista

    Eszrébet Bàthory è stata la prima serial killer iscritta nella storia del crimine. Più di seicento le sue vittime. Tutte fanciulle vergini dal sangue fresco, destinato a farsi cosmetico per la pelle della loro carnefice.
    Un personaggio reale da cui nasce una creatura scenica densa di enigmi.
    lei, infatti, la protagonista del noir che apre questa raccolta di ritratti al femminile. Un nugolo di donne violente e intemperanti, buffe e maldestre, affascinanti e ribelli. I sei testi pubblicati sono stati scritti in un largo ventaglio di anni che va dall’85 (secolo e millennio scorsi, dunque), al 2007.
    Il primo a nascere è stato Kitty, l’ultimo La costellano (un noir).
    Intervista ai parenti delle vittime e La schiava sono stati scritti negli anni Novanta. L’arpista, scritto negli anni Ottanta, è stato ripreso e modificato agli inizi del 2000.
    Tranne Kitty e D’improvviso (che curiosamente condivide col primo la chiamata in causa di un criceto), gli altri pezzi che presentiamo hanno subìto nel tempo rifacimenti e integrazioni sino a giungere alle versioni attuali, del tutto inedite.

    TEATRO 70

    12,00
  • Ameluk

    È Venerdì Santo. A Mariotto, un minuscolo paese della Puglia, tutto è pronto per la Via Crucis, ma l’interprete di Gesù, il parrucchiere Michele, si siede sulla corone di spine. E’ l’inizio del calvario.
    Nel ruolo di Cristo il prete manda allo sbaraglio l’amico Jusuf, ma c’è un problema; Jusuf è musulmano.
    La notizia fa il giro del mondo e il mondo, insieme a Mariotto, si spacca in due.
    Sotto un fuoco incrociato, tra momenti drammatici e situazioni comiche, toccare a Jusuf riportare la pace.

    15,00
  • PATRESFATHERS

    Se vuoi possedere quello che i padri ti hanno dato, se vuoi possedere l’eredità, devi riconquistarla.

    Johann Wolfgang von Goethe

    Patres nasce dall’intento di analizzare il rapporto tra padri e figli, intendendo la figura genitoriale come un riferimento ad ampio raggio. Questo è il tempo dell’assenza del padre, una figura che ha sempre avuto l’atavico compito di trasmettere la conoscenza, la memoria del passato. Non esistono più padri politici, padri spirituali, padri maestri; latitano o sono divenuti compagni di gioco dei loro figli. I figli tentano invano di colmare questa mancanza, in una condizione di attesa, di sospensione, di impasse. Siamo tutti figli in attesa… aspettiamo. Un giovane Telemaco di Calabria attende da anni il ritorno di suo padre, paralizzato dall’attesa, davanti all’orizzonte che può solo immaginare dal buio della sua cecità, attende su una spiaggia bagnata dal Mar Tirreno, mette le mani avanti per vedere l’orizzonte, si rivolge verso il mare e aspetta che questo padre ritorni. È il mare che scandisce e accompagna la vita di questo figlio incapace di vedere come di andare, in attesa di un padre che invece non è in grado di restare/tornare a casa, in una terra ostile. Un “Pater” che lega il figlio ad una corda perché altrimenti potrebbe perdersi, incapace di stargli accanto, non ritrova il coraggio della testimonianza e la forza della trasmissione. Telemaco dalla lunga attesa, non aspetta un Godot, aspetta realmente qualcuno e l’attesa è dinamica, come un’erranza, un rischio. Goethe afferma che l’eredità sta in un movimento di riconquista, vero erede è un orfano a cui nessuno garantirà nulla. Ereditiamo il niente, ma non proveniamo dal niente, occorre quindi recuperare il nostro scarto col passato.

    What you inherit from your father must first be earned before it’s yours.

    Johann Wolfgang von Goethe

    Patres borns by the need to analyze the relationship between fathers and sons. This is the time of the absence of his father, a figure that has always had the task of transmitting the ancestral knowledge, the memory of the past. There aren’t more political fathers, spiritual fathers, fathers masters; latitano or they have become playmates for their children. The sons try in vain to fill that gap, in a state of waiting, suspension of impasse. We are all children waiting… we wait. A young Telemachus is waiting for years for the return of her father, paralyzed from waiting in front of the horizon that can only imagine the darkness of his blindness, is located on a beach on the Tyrrhenian Sea, he puts his hands forward to see the ‘ horizon, turns toward the sea and waits that this father come back. It is the sea that accompanies the life of this son, unable to see how to go, waiting for a father, who is unable to remain/return home, in a hostile land. A “Pater” that ties the son to a rope because otherwise might get lost, does not find the courage of testimony and the strength of the transmission. Telemachus of the long wait, he don’t expects a Godot, the wait is really dynamic, as a wandering, a risk.

    10,00
  • POTEVO FAR FUORI LA MERKEL, MA NON L’HO FATTO
    Stay Hungry. Stay Foolish

    Un condominio in cui vivono quattro personaggi. Michele e Yvonne hanno tre figli e sono in forte crisi matrimoniale. Lui è uno psicanalista di successo, attraente, affascinante. Un uomo pubblico riuscito, ma con un privato che sta crollando e che rischia di travolgerlo. Lei si rende conto di essersi sposata troppo presto, che ha avuto troppi figli, che ancora non ha vissuto e che forse non riuscirà più a farlo. Poi c’è Gloria, paziente di lui e amica di lei che sogna di vivere a Berlino perché “la Germania è dentro alla storia1:SteveJobs è il suo guru, l’ultimo genio nato a questo mondo, che ha saputo cambiare la sua vita perché era un visionario coraggioso in grado di combattere il conformismo. Infine c’è Modesto un eroinomane trentottenne mantenuto dalla madre che trascorre le sue giornate a memorizzare la biografia di Jobs e a guardare film porno. Lo chiamano Steve, perché proprio come Jobs poteva essere un genio, ma non è stato in grado di credere in se stesso, vive in uno stallo che definisce onesto, finché non avrà una sua idea originale, preferisce vivere osservando il mondo piuttosto che diventarne un’ombra insignificante.
    Sullo sfondo della vicende un’analisi cruda, spesso goffa e amaramente comica dell’Italia contemporanea. Il suo rapporto con gli altri paesi europei, ed in particolare con la Germania della Merkel. L’Italia, come la Germania, ha avuto dalla storia la possibilità di operare un processo di cambiamento radicale, una Metanoia che dopo la seconda guerra mondiale avrebbe potuto trasformare il nostro paese in un punto di riferimento mondiale. Dalle macerie del crollo del muro di Berlino però la Germania ne è uscita vincente, forte, mentre l’Italia con la politica dei governi deboli, della lira debole e della speculazione, ha finito per indebolire la sua identità e la sua possibilità di riscatto.

    TEATRO 72

    10,00
  • PICCOLO TEATRO DEI SILENZI

    II Piccolo Teatro dei Silenzi raccoglie due dialoghi immaginari che parlano di un amore impossibile, e dunque indicibile, prossimo al silenzio, tra due persone molto diverse, eppure in qualche modo curiosamente simili.
    Nel primo dialogo una donna conversa con il figlio concepito dal suo amato insieme a un’altra, ma irrimediabilmente abortito dopo qualche settimana. I due personaggi, lontanissimi e diversissimi, sono accomunati dal tradimento: il bambino, tradito dalla madre che si è sbarazzata di lui, la donna, tradita dall’amato che le ha preferito quest’altra.

    Nel secondo dialogo, una donna conversa con una chitarra dimenticata, non più suonata, testimone del disamore dell’uomo nei confronti della vita e dell’arte. La complicità fra donna e oggetto autorizza la speranza e la incoraggia. Un giorno l’uomo ricomincerà ad imbracciare lo strumento, tornerà capace di amare. Un giorno forse ci sarà solo musica.
    E’ anche la musica a legare nel profondo i due dialoghi. La musica è il pallido, dissepolto indizio di salvezza che nel cosmo accomuna astri, pianeti e creature, tutti comunque solitari, danzanti in orbite ciclicamente prossime, tentate dalla collisione e, in ultima analisi, da un abbraccio.

    TEATRO 73

    10,00
  • NESSUNO MUORE

    Le storie di quattro uomini e quattro donne si incrociano, ei legami che li uniscono-diventano chiari man mano che la trama procede. I fili dei loro destini si intrecciano e si ingarbugliano in uno spaccato di vita contemporanea. Sono rappresentati i nostri tempi, futili e impegnativi al tempo stesso; i disagi del vivere, la difficoltà di relazionarsi, il tentativo di capire quale sia lo scopo di un’esistenza frenetica e il cui significato inesorabilmente sfugge. Dalle vicende affiorano solitudine, violenza, diversità, malattia, alienazione, speranza, il degrado di una società che non sembra più in grado di offrire possibilità agli individui che la compongono. Su tutto, lo sguardo di un drammaturgo che non intende giudicare i suoi personaggi e sceglie di dar loro vita nella certezza che abbiano sempre e comunque il diritto di esistere e di raccontarsi.

    TEATRO 71

    12,00
  • BERTI BLANDINA
    Impiegata avventizia

    Ispirato idealmente al film Roma ore 11 di Giuseppe De Santis, il libro di Matilde Tortora racconta di una giovane assunta come avventizia negli anni Cinquanta, racconta di parole che sembravano essere oramai del tutto obsolete, racconta del lavoro delle donne e della sua duratura annosa precarietà.
    Le immagini all’apparenza quiete assumono il vigore di una denuncia, questa giovane donna Berti Blandina, e non è un caso che sempre il cognome accompagni il nome in un girone codificato di imperante burocrazia, sembra sbalzata a tutto tondo da un fatto di cronaca odierna.
    La forza delle immagini, la scrittura che incalza con un linguaggio del tutto originale e come scaturito dal racconto sommesso che la stessa protagonista fa della sua vita grama, fa di questa opera un tassello nuovo che s’aggiunge al percorso tanto incisivo che la scrittrice porta innanzi da anni coi suoi racconti.
    In copertina, per gentile concessione della Titanus, una foto di scena del film “Roma ore 11” di Giuseppe De Santis ispirato ad un fatto di cronaca vera in cui, assieme ad altre brave attrici impegnate nei ruoli di giovani donne aspiranti ad un posto di dattilografa, l’attrice Carla Del Poggio impersonò Luciana Renzoni “in un’Italia esasperata dalla disoccupazione in genere, ma ancor più da una impossibilità per le donne di trovare lavoro”.
    Questa scelta non solo ci dice la passione cinefila della scrittrice, ma introduce anche alla forza icastica e alla bellezza che hanno le immagini in questo suo nuovo racconto.

    8,00
  • LA FUGA

    La scomparsa improvvisa e volontaria di Ludovica interrompe la routine e alza il sipario sui rapporti che da anni e quotidianamente legano un gruppo di amici, alle prese con la preparazione di uno spettacolo. Quelli che fino ad allora erano state le scelte e i dilemmi, gli slanci e le cautele del loro impegno nella società e nella vita privata — amori e rapporti amicali compresi — sono riconsiderati per comprendere i motivi e le eventuali responsabilità di ciascuno e di tutti per la “fuga”, subito avvertita come un rifiuto. La trama segreta o rimossa delle loro relazioni, il detto e il non-detto della loro vita, vengono alla ribalta insieme a un bisogno di comprendere che stempera la sorpresa e l’aggressività nell’impotenza, mentre si provano le canzoni e i siparietti di un varietà centrato sulla maternità e sull’aborto e si affacciano inopinati testimoni di questa vicenda “cittadina”. Fino alla rivelazione finale.

    Prefazione di Cristina Comencini

    10,00
  • CONVERSAZIONE SUL LUOGO DELL’INCIDENTE
    (Trasfigurazione cruenta di Jackson Pollock)

    In un bosco, mentre si fa notte. Qualcosa è accaduto, ma non è chiaro. Un uomo e una donna si tengono d’occhio l’un l’altra, avvinti e circospetti. Lui si chiama Jack, lei Ruth. Sanno di conoscersi ma stentano a ricordare i loro stessi nomi. Sanno di amarsi, ma sono entrambi incerti su cosa ciascuno dei due abbia da imputare all’altro. Qualcosa senza dubbio. Precipitati in un enigma, cercheranno complicità per risolverlo. L’anima ribollente di Jackson Pollock non è raccontata attraverso una drammatizzazione biografica. Non c’è New York, non ci sono tele stese in terra, non c’è Peggy Guggenheim, non c’è lo stuolo degli Irascibili nè pennelli vorticanti, ma Pollock si. Lui c’è. Esorbitante, addirittura. La sua febbre pulsa nei gesti, nelle parole, nell’affanno compulsivo che lo spingono alla comprensione di sè attraverso un’indagine condivisa con la sua misteriosa compagna e che si snoda in un racconto cadenzato dai ritmi inquietanti di un autentico thriller.

    8,00
  • DIDONE / ARSA

    “Ovidio, nella sua vecchiaia, evoca Didone per interrogarla sulla storia da lei vissuta, sulla vita che declina e sullo svanire delle cose. Egli ritiene di aver compiuto, così, un gesto da fine intellettuale, da saggio ancora curioso della natura umana. In verità, è come se avesse operato un sortilefio stregonesco di cui non ha pieno dominio. La donna con cui si confronta gli rivelerà di non essere stata evocata, ma raggiunta. E dunque, dove sta avvenendo il loro colloquio? Forse nell’oltremondo? E colui che domanda, come mai si trova lì? (…) Non inferiore a quella di Didone è la passione di Sara, violenta e soavissima al tempo stesso, il cui nome anagrammato fa da titolo al testo cui dà voce”.

    Dall’introduzione di Giuseppe Manfridi

    8,00
  • Note sulla dialettica Karl Marx: dall’Idealismo al Materialismo

    La ricerca proposta dall’autore riprende percorsi teorici quasi archiviati dalla storia, ma ciò è quanto appare in superficie, in quanto il presente non ha ancora superato Marx che, quindi è ben lontano dall’essere scaduto e residuo del passato ormai condannato a non avere più futuro.

    15,00
  • Marxismo e crisi ciclica dell’economia capitalistica

    “In realtà, quello che ma negli scritti di Marx è solo l’esposizione empirica del fenomeno della crisi, cioè l’analisi fattuale della meccanica delle crisi. Non a caso Sweezy si richiama a un passo della Storia delle teorie econo-miche di Marx (o Teorie sul plusvalore) in cui sostiene che: « la crisi reale può essere rappresentata solo dal movimento reale della produzione capitalistica, dalla concorrenza e dal credito » , Marx, appunto, parla di rappre-sentare. In questo senso, sembrerebbe che non abbiamo perduto gran che, se si pensa che l’impianto analitico di Keynes sulle crisi, e i perfezionamenti apportatigli dai successori di questo, ci hanno fornito casistiche e descrizioni della meccanica e delle varianti ben più articolate, aderenti e raffinate[…].
    Tuttavia, ciò che Keynes e i successori non sotto stati praticamente in grado di darci, è l’interpretazione puntuale dei singoli meccanismi aspetti della crisi, nel quadro dello sviluppo storico complessivo della produzione capitalistica. La spiegazione scientifica, insomma, dei fenomeni, al di là del ‘analisi descrittiva. Ma una tale spiegazione richiederebbe una teoria generale dello sviluppa capitalistico come sistema economico-politico storicamente determinato, che è tuttora introvabile al di fuori del marxismo”.

    18,00
  • Rivoluzione e Politica in Amadeo Bordiga

    Lo studio della figura del comunista napoletano Amedeo Bordiga diverso dalla storiografia “ufficiale” anche di storiografi della sinistra italiana. Emerge una nuova figura rivoluzionaria di Bordiga sia a livello nazionale che internazionale.

    13,00
  • IL DECALOGO DELLE GIOVANI VITTIME
    (la mia storia, i miei film)

    Quella per il cinema è, per me, una passione antica che ha radici profonde che accompagna, anzi illumina i miei ricordi più lontani, più indistinti, più sfuggenti; il cinema è diventato subito non solo il mio compagno di giochi ed il mio amico, ma il mio linguaggio ed il mio modo di vedere: allo schermo, al quale mi rivolgevo, conferivo il potere di trasformare i miei sogni, la mia solitudine e la mia ribellione; gli chiedevo di dare grazia, solennità e potenza a tutto quello che sentivo e non sapevo ancora dire. Potrei dichiarare, senza timore, di aver visto tutti i film del mondo, così come si dice all’amata di volerle tutto il bene del mondo; il mio segreto e la mia giustificazione, il senso, cioè, la ragione per cui andare avanti a scoprire.
    Non sono disposto a fare selezioni nè gerarchie, a distinguere il cinema d’arte da quello pedestre, anche se so che vi sono differenze abissali tra film e film; non sono un intellettuale ed amo, indistintamente, tutti i film, per il semplice motivo che sento in essi un appello, l’appello alla mia libertà di percepire ed inventare. Se il cinema precede ogni mia presa di coscienza, se è sempre prima di ciò che la mia ragione discorsiva rende comunicabile e comprensibile, se è come il inconsio all’interno del quale io ritaglio i miei possibili, non voglio escludere alcun film dalla mia memoria che è per l’appunto la memoria di un linguaggio. Sarebbe riduttivo dire che il cinema fa sognare; credo, invece, che il cinema sia, esso stesso, sogno cioè un linguaggio più ricco, più vasto e più generoso, che non si accontenta mai della realtùà, ma ha la potenza di ampliarla ed elevarla e la magia di renderla desiderabile. Io mi lascio condurre per mano nel sogno di tutti i films, senza timore di perdermi, di smarrire la strada maestra, perchè sento che in quel linguaggio c’è sempre di più, c’è come la potenza del canto ed il canto ha la facoltà di rendere unica e sacra l’esperienza del mondo.

    15,00
  • TRAFITTO DA LANCE | LA RIBELLE

    CAMPANA: “Solo una, solo una è la risposta: via! / Via da questa italia e dall’inutile sua forza! / E dalle sue congreghe inutilmente forti! / Di pitocchi, in verità, e sciacalli. E dirlo posso, io li conosco bene. / Qui la miglior voce è uno sfintere di finocchio / e hanno ugola le trippe, e la pubblica opinione / issa la merda da un letamaio a un altro. / Dove le Alpi e dove le altre vie? Anche di neve o fossero di ghiaccio… / anche di fuoco, io le percorrerò. / Sia sciagurata questa mia terra dove / la maggioranza intona / madrigali ai suoi carnefici / e che si sazia, / come d’ossa, scarnando i suoi poeti / e i suoi spiriti più sani tratta come una farfalla / al supplizio della ruota, e gli prepara / nelle viscere i giacigli, e gli rimbocca / le negre sue lenzuola soddisfatta. (…)”

    Da “Trafitto da lance”

    “Io a te è così / che parlo. / E’ a questo te così / sconciato, Dio, / Dio mio, che parlo. / Ti va il colloquio? / Con me, / una madre. / Ma poi che madre / è più una madre / se è solo madre / d’un figlio morto? / Ma dimmi, forse / temi le donne? Chi?… / Temi le madri? E come mai? / Non son parte / funzionale / dell’ordigno / da te congetturato, dell’umano / consistere, ed allora? / Solo un colloquio! / Ti va? / Vis a vis? / Ce l’hai il coraggio? / Ce l’hai si o no? / No / o si?”

    Da “La ribelle”

    TEATRO 67

    10,00
  • Raffaele Vincenzo Barone
    Pittore di Vaccarizzo Albanese

    il 15 dicembre del 1953. Un altro caso di emigrazione per poter dare esito alla sua voca-zione artistica, come per tanti pittori calabresi del passato? No. Come ben si intuisce dalla ricostruzione della vita e della carriera artistica compiuta in queste pagine, l’emigrazione di Raffaele Vincenzo Barone in Argentina andrebbe inseri¬ta nel più complesso fenome¬no dell’epoca che vide tanti italiani, fra essi moltissimi ca-labresi, cercare fortuna nel Nuovo mondo. Egli, infat¬ti, studiò normalmente presso l’istituto tecnico della città di Cosenza e nessuna fonte in-forma del suo talento per la pittura, ma anche questa si do-vrebbe evincere dalla sua de-cisione, dopo gli studi tecnici, di trasferirsi a Firenze per fre-quentare l’Accademia di Belle Arti, dove studiò sotto il mae-stro Carlo Manzini.

    dalla Prefazione di Giorgio Leone

    15,00