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  • L’UOMO CHE PARLAVA ALLE VIGNE

    Jozef Lulic, friulano di origine slovena, coltiva le vigne e fermenta le sue eve cercando la strada più naturale per produrre un vino che sia un atto d’amore verso le sue creature. Ha una tale intimità con le sue piante da parlare direttamente con loro e ascoltarne gli umori, come se fossero parenti. Di padre in figlio, nell’arco di tre generazioni seguiremo i destini della famiglia Lulic e di Italo, sacerdote e allievo di Jozef, attraverso i drammi del novecento, tra guerre, ricostruzioni e viaggi nei paesi dove si coltiva la vita. Un lungo racconto tra realtà, magia e tradizione, sognando di risalire la sorgente, ossia tornare alle mitiche origini della coltivazione di un vino che si vorrebbe perfetto.

    15,00
  • TRENT’ANNI DI MATRIMONIO

    TRENT’ANNI DI MATRIMONIO è una commedia tratta dall’omonimo libro pubblicato dalla casa editrice La Mongolfiera, la stessa che ha anche prodotto tale spettacolo. L’allestimento di questa messinscena è a cura di Pippo Infante che nelle vesti di autore, regista e interprete, proporrà uno spettacolo a tematica seria ma sicuramente a tratti divertente. In scena oltre allo stesso autore ci sarà anche l’attrice Daniela Rossetti. La trama di questa pièce, ambientata nell’ epoca attuale, mette a nudo la difficile convivenza dei protagonisti, a causa delle differenti vedute culturali: quella partenopea e quella calabrese. La vicenda racconta di un crollo interiore dell’uomo, un malessere che riemergerà soprattutto dopo il matrimonio della figlia, perché si scoprirà che tale malessere era già presente dall’età adolescenziale della stessa figlia.

    7,00
  • VINO DIVINO Monologo

    Lo spettacolo è un viaggio divertente e poetico nel mondo del vino.
    E’ ambientato all’interno di una taverna dove il pubblico incontra uno strano personaggio, che sbucato fuori come dal nulla, racconta la sua storia e il suo precocissimo incontro con il divino nettare. Una storia fra sogno e realtà, a tratti surreale. Un mondo generato quasi per caso da un creatore che non avendo ancora inventato il vino deve difendersi dai pesci inferociti dal fatto di dover vivere in “quella brodaglia sciapa” che per loro è l’acqua.
    Il monologo si sviluppa in un turbinio di situazioni comiche che vedono il pubblico coinvolto nella vicenda, e tra racconti epici e note autobiografiche, si dipana la trama della storia del santo bevitore. Uno spettacolo comico e poetico allo stesso tempo.
    Lo spettacolo affonda le radici nella tradizione del racconto popolare orale.
    Ripercorre il tempo delle usanze di un’Italia rurale e popolare di cui si sono perse le tracce. Porta lo spettatore a rivivere emozioni di vita semplice e poetica di cui altri hanno sentito parlare da chi ha avuto la fortuna di viverle.
    Il vino, con il suo carico di suggestioni e storia è il filo conduttore dell’intera opera teatrale.

    7,00
  • LE ALICI, VANNO IN BRANCO

    Durante gli anni dell’accademia di teatro, un allievo (Antonio Coppola) si rende conto della preziosità delle frasi continuamente pronunciate dal suo maestro di recitazione (Ennio Coltorti). Comincia ad annotarle, notando ben presto che la maggior parte di esse insegnano profondamente l’arte del mestiere dell’attore ma allo stesso tempo hanno valore per la vita in generale. Un giorno l’insegnante ne pronuncia una molto divertente, associandole un concetto più che emblematico di tutto un insegnamento; così l’allievo decide di raccogliere tutto e fargli una sorpresa.
    La frase era: “Le Alici, vanno in branco”.

    10,00
  • LA MAGIA DELLE ISOLE LAYHN
    Essere guardiani

    “Bisogna aver coraggio di resistere e di non arrendersi. Si deve combattere imperterriti contro ogni nemico ci si trovi davanti, bisogna difendere strenuamente la propria terra”. Questi sono gli insegnamenti fondamentali dello spirito di Luna, una semplice ragazza che, pur avendo molti motivi per demoralizzarsi, non è disposta a cedere. Un cielo nero incombe sull’isola incantata di Kia, la speranza nel cuore delle creature che la vivono si affievolisce insieme alla luce del sole che ormai non si vede più, piove sempre e ovunque… I Guardiani marchiati in elfico sulla loro pelle fin dalla nascita, sono dotati di un incredibile potere magico. Grazie ad esso, sono l’ultimo baluardo della Regina per difendere il regno. Luna, adottata da uno di essi, cercherà di ereditare questo gravoso ruolo partendo in svantaggio. Diventare una Guardiana per Luna non sarà affatto semplice, perchè dovrà scontrarsi con problemi ben più grandi di lei. La nostra protagonista con il suo carattere indomito e battagliero riuscirà ad accendere nuove speranze nei cuori di ogni abitante dell’isola?…

    15,00
  • IL MONDO DI BLAS
    Storie di ordinaria magia

    Queste storie nascono per la radio New Sound Level. Le ho pensate, scritte e lette tutti i venerdì. Per molti mesi. Sono diventate un’adorabile ossessione. Un mestiere inventato settimana dopo settimana. Sono un attore, sono abituato a raccontare parole ed emozioni, ma scritte da altri. Qui sono io che cerco, che collego, che scrivo storie vere, tutte vere, di donne e uomini, di ragazzi, di partigiani e studenti, di sportivi e artisti. Persone che hanno vinto le loro battaglie o che sono state sconfitte. Ma che a loro modo hanno fatto la storia. E poi anche le mie storie personali: i miei figli, mio padre e la donna che amo. A loro, a tutti loro, dedico queste storie di ordinaria magia.

    13,00
  • QUALI DONNE
    Racconti con echi danteschi

    La scrittrice Matilde Tortora con questo suo nuovo libro “Quali Donne. Racconti con echi danteschi” si è posto l’interrogativo: Forse che non è tuttora in corso “la guerra de la pietate” che il sommo Poeta ebbe a sostenere nel suo viaggio e non chiama anche noi tutti oggi a raccontarla?
    In questo libro sono ritratte donne d’oggi, la storia di ognuna di esse, fissata in un’icastica istantanea, si è originata da alcuni versi della Commedia di Dante.
    Il libro è stato pubblicato col Patrocinio della Società Dante Alighieri di Monaco di Baviera.

    Matilde Tortora, scrittrice e saggista, autrice di molti libri tradotti in diverse altre lingue, insignita nel 2000 del Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Vive a Monaco di Baviera.
    In copertina: particolare de “L’Annunciazione” di Paolo Veronese, databile al 1570-1575 circa.

    10,00
  • LA FOTO DEL CARABINIERE

    Penso che se un racconto sa farti piangere, vuol dire che è un buon racconto. Ma se lo leggi più volte, e tutte le volte arrivi a piangere nello stesso punto, allora non c’è dubbio: è un capolavoro. Ed è quello che succede, credetemi, con La foto del Carabiniere di Claudio Boccaccini. Un testo che non dovrebbe mancare in nessuna antologia del monologo contemporaneo.

    Dalla prefazione di Edoardo Erba

    Confrontandosi teatralmente con i ricordi più struggenti, quelli dell’infanzia, Boccaccini resiste al crepuscolarismo dei sentimenti, sicuro di aver creato, con la forza del racconto stesso (parola e gesto) un cratere di attenzione, una ferita da cauterizzare per poter dire con Neruda: sì confesso che ho vissuto.

    Dalla postfazione di Fabio Pierangeli

    13,00
  • ANITA AL BUIO

    Importante lavoro teatrale dell’autore che ha rivisitato le figure di tre protagonisti, Fedra, Ippolito e Teseo con caratteri moderni ma legata per ambientazione e stilemi al mondo classico. Nell’aver enucleato e seguito queste tre nuovissime situazioni psicologiche e esistenziali, per indagarle e rilevarle, è il gioco e la qualità dell’autore, che, se da una parte chiama il pubblico a giudicare fatti e persone, dall’altra non giudica lui stesso e lo mette in grado di non poter giudicare, proponendo tre verità plausibili, intime, ognuna con una sua necessità. L ’autore utilizza la scrittura metaforica e ricca di simboli e richiami poetici della grande tragedia classica, ove reinventa di propri con qualità mimetiche e moderna coscienza. È stato messo in scena dalla compagnia teatrale Coop.Argot di Roma, con interprete principale Pamela Villoresi (Fedra) per la regia di Maurizio Panici.

    10,00
  • CRONACHE DAL MONDO PERDUTO
    I ruderi di Quercus

    “II mondo è in pericolo e il popolo invisibile si addestra duramente per la battaglia finale contro le forze del male, ormai vicina e inevitabile. Tra colpi di scena, ritorni più o meno inaspettati e avventure in luoghi inesplorati, Matt e Giselle dovranno combattere per salvare gli uomini, ma anche la razza elfica e quella delle fate, che rischia ormai di estinguersi…”
    “Titania attese qualche altro secondo, poi parlò: “Non hai trovato un po’ sadico, da parte nostra, il fatto di farti rinascere nuovamente per poterti dare un’altra opportunità con Frederick e poi premere per farti tornare nel mondo invisibile?” Giselle restò senza fiato. Non si aspettava quelle parole e, soprattutto, non aveva mai pensato a quella, ora ovvia ed evidente, realtà.
    Perché farla rinascere di nuovo come mezzafata, farle incontrare nuovamente Frederick e far sì infine che la storia si ripetesse daccapo?

    15,00
  • IL LADRO DI SOGNI

    Con questi racconti si entra nel mondo fantastico dei bambini, dove il cattivo diventa buono e le femminucce sono tutte regine ed i maschietti principi Biondi.

    7,00
  • IL TEATRO DELLA PANDEMIA

    “Diario del Virus”, monologo scritto nel 2020 durante il lockdown, fa parlare il mostro, compiaciuto della strage e stupito davanti alla resistenza degli umani. Gli altri due copioni, stesi vent’anni prima, affrontano entrambi il tema del lutto, ma nella versione individuale, non collettiva, declinandolo inoltre con registri grotteschi. “La collina di Euridice”, collocata nelle colline venete, affronta infatti la scomparsa di una figlia, venuta a mancare all’improvviso distruggendo le ragioni di una coppia. “Ponte all’Angelo”, ambientato in una Venezia spettrale, singolarmente profetica delle città vissuta in questi ultimi tempi, vede al centro un anziano professore, visitato da un amico deceduto nel tempo della sua giovinezza, ignaro di essere morto.

    15,00
  • HUMAN 2 IL RITORNO

    Questi è il seguito del primo libro HUMAN.
    Alberto Umbrella, in quest’ultimo romanzo, pone l’accento sul più grande disastro ecologico che il Brasile, a scapito del pianeta, sta scientificamente perpetrando: la distruzione del polmone del mondo, la distruzione della foresta Amazzonica. Una scellerata politica atta a ricavare legname e sfruttare, senza ritegno, le grandi ricchezze geologiche di questa incontaminata regione. Prendendo spunto da questo l’autore imbastisce una fitta trama, che ci permette di vivere una storia inventata ma realistica, di un’altra, autonoma e autoctona, razza umana. Questa edizione è la versione integrale, senza tagli, né censure del fortunato omonimo già pubblicato. Un romanzo antropologico sulla sopravvivenza, sulla bestialità umana contrapposta, una storia a tratti cruda, mai noiosa e dal taglio fortemente cinematografico.

    18,00
  • LA PERFETTA

    «Gualberto Alvino si pone da capo il problema di costruire la lingua del suo racconto, fare lo sforzo mimetico d’inventare la lingua di qualcuno che non sia semplicemente un escluso, un emarginato, ma anche un ‘disturbato’, uno che non ci sta con la testa, in altre parole un pazzo, anzi una pazza, che però non sta rinchiusa in manicomio, perché Basaglia l’ha liberata, e lei, non avendo né casa né famiglia, vive per la strada. Qua e là, però, si capisce che non viene da una famiglia di sottoproletari, è diventata sottoproletaria. Questo permette alla sua lingua di mantenere anche, se non altro, la memoria di una lingua alta, di una lingua della classe dominante. In ciò si distingue da esempi che potrebbero esserle accostati:
    Testori, Dario Fo, Pasolini, Gadda. Quest’ultimo, a dire il vero, lascia più di una traccia. Se non altro, per la multiformità dei livelli linguistici esplorati. La protagonista è la prima a essere consapevole di questi livelli, a serbare memoria delle condizioni sociali attraversate: «Non pare, ma c’è un ordine nella mia vita. Sarà una vita minima, squinternata, ma ho un progetto». Un sottoproletario non ha una tale consapevolezza, ma uno che lo è diventato, sì».

    Dal saggio introduttivo di Dino Villatico

    12,00
  • LA SOSPENSIONE DEL CINEMA
    Racconti d’amore e di mancanza

    Il libro “La sospensione del Cinema. Racconti d’amore e di mancanza” di Matilde Tortora, appena pubblicato, allude nel titolo allo stesso tempo alla sospensione d’animo cioè a quella dimensione di star facendo un sogno da svegli che proviamo guardando un film, alla magia del cinema e all’interruzione di esso a causa della pandemia in corso che per lunghi mesi ha visto chiuse le sale cinematografiche e ha interdetto per tutti noi l’accesso ad esse.

    Il libro racconta infatti entrambe le cose, a cominciare dal primo racconto che ne narra la magia e la mancanza fino ad approdare ad un’iconica, poetica e possente immagine dell’artista tedesco Max Klinger, dal titolo “Parafrasi sul ritrovamento di un guanto”.

    L’autrice, a partire da questa mancanza, ha condotto un’indagine, quasi uno scavo nel suo e nel nostro amore per il cinema e infatti questo libro rileva e rivela l’archeologia della propria passione per il cinema e di tutti noi fin da quando cominciammo a scoprirlo da bambini. Sicché storia della fruizione del cinema e dei tanti modi di essere uno spettatore, storie private, storie pubbliche intessono e fanno di questo libro il primo su questo tema, struggente e attuale, della mancanza del cinema.

    E dice quanto il cinema ci manca dacché la pandemia in atto non ci consente da mesi di andare al cinema, di vedere i film in sala. Questo libro è un atto d’amore per il Cinema e l’invito accorato a chinarsi, a fare presto a raccogliere il guanto caduto in terra, a rialzarsi, a riprendere a volteggiare, pattinare, sognare, levarsi in volo, andare ad abitare in altri luoghi, immedesimarsi in altre storie, guardare i film in sala. Ridiventare spettatore. Riprovare il sapore, il gusto, il profumo del Cinema.

    Matilde Tortora, scrittrice e storica del cinema. Autrice di diversi libri di letteratura e di saggi di cinema, tradotti in diverse lingue. Nel 2000 è stata insignita del Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Vive a Monaco di Baviera.

    Il libro è stato tradotto contestualmente in tedesco. La traduzione in tedesco è ad opera di Cornelia Lutz-Mastrojanni.

    In copertina: immagine tratta dalle incisioni dell’artista tedesco Max Klinger (1857-1920), dal titolo Parafrasi sul ritrovamento di un guanto

    15,00
  • IL COMPUTER PETULANTE

    Questo secondo volume di teatro si muove con maggiore adesione ai temi sociali, come ha rilevato Giovanni Spedicati nella sua bellissima Prefazione.
    Alla dedica a Roberto D’Alessandro avrei dovuto aggiungere i nomi di Maria Teresa Armentano, Matilde Tursi, Maria Teresa Ciammaruconi, Francesco Perri, Giancarlo Rango, Maurizio Martena, Salvatore Puntillo, Anna Milieni, Giuseppe De Rosis, Claudio Boccaccini, Fausto Cigliano, e, alla memoria, quelli di Carlo Lizzani, Dario Fo, Achille Millo, Sergio Endrigo, Riccardo Cucciolla, Aldo Fabrizi e Jorge Luis Borges, ma così avrei sminuito un poco il peso della dedica a Roberto che ha creduto nel mio essere teatro perennemente, anche nella quotidianità.
    Ho già raccontato nel Primo Volume del mio non rendermi conto che i miei romanzi e la mia poesia si prestavano alla scena mentre scrivevo in silenzio di teatro. La vocazione è una cosa e forse l’inclinazione un’altra. Non so. Ma i miracoli, in letteratura esistono.

    (dalla premessa dell’autore)

    49,00
  • EROS tra pensiero e fotografia

    “Ossia, un eros universale, fatto di luce e di armonia, di equilibrio e di instabilità, che si origina e si libera dalla natura per diventare espressione di piacere e felicità, complicità e opposizione, luce e ombra, sacralità e immoralità, rispetto e sopraffazione, ingenuità e astuzia, sogno e realtà, erotismo e pulsione, estasi e tempesta, bene e male, unione dello spirito con la materia”

    25,00
  • RIFLESSIONI PANDEMICHE
    Cronache di una guerra contro un nemico invisibile

    Federico Rizzo ci narra la sua personale guerra contro il coronavirus al fianco della moglie infermiera. Ne viene fuori una cronaca partecipe e a tratti esilarante in cerca di una nuova igiene spirituale.
    Resta un senso di incertezza dentro ognuno di noi dovuto all’impossibilità di dominare il tempo. Se non è ancora arrivata la fine del mondo di cui parlava Nostradamus, madre natura ci sta certamente lanciando un ultimo avvertimento, un monito che dovrà far cambiare il nostro modus operandi sulla terra, tanto che il recente pianete scoperto, dove ogni notte piove ferro fuso, altri non è che il riflesso ad anni luce di distanza del nostro nuovo incubo collettivo di un mondo in cui il surriscaldamento globale lascerà posto solo al freddo ferro rovente delle nostre colpe.

    7,00
  • ALFABETO DI UN SOGNO
    (chiamato Roma)

    È un regalo meraviglioso ed emozionante quello che Gabriele, Lele, Manfridi, confeziona con questo libro a chiunque senta il cuore accelerare ogni volta che ascolta, pronuncia, legge, immagina, pensa la parola Roma. Un regalo confezionato come un alfabeto dalla A di Agostino alla Zeta di Zigoni, passando per Kriezu, Totti, Quintini e una serie di intuizioni che ne certificano l’irrinunciabile capacità di lasciarsi andare alle emozioni e, come dice Paolo Sorrentino, le emozioni sono tutto quello che abbiamo. Per questo non posso che ringraziarlo, Lele. Perché leggendo la sua scrittura intelligente, documentata, colta, mi ha omaggiato di una botta di Peter Pan, proiettandomi in una macchina del tempo che mi ha fatto tornare ragazzo quando si andava all’Olimpico quattro ore prima del fischio d’inizio della partita colorata di giallo e rosso, con i panini di mamma in una busta di plastica, accompagnati da quel sogno che ci ha fatto e continua a farci sentire vivi.
    Non è l’unico regalo che Lele ci e mi fa con questo libro. II secondo è una speranza. Quella di un futuro in cui torneremo a guardarci negli occhi, a confrontarci, a scrivere, leggere, pensare, essere, finalmente non più schiavi di un display che ha la presunzione di farci capire il mondo e le persone.

    Dalla prefazione di Piero Torri

    18,00
  • IL PREMIER

    Il protagonista della pièce, “ex Primo Ministro della Repubblica Italiana”, estrae una pistola dalla tasca. L’infila in bocca. Passano lunghissimi secondi, agghiaccianti. La ritrae, lentamente. Dagli altari del passato remoto alla polvere del passato prossimo dei processi e delle umiliazioni, questa la traiettoria di quel noto politico italiano, arrivato al massimo del potere in un paese “democratico”. Fino al presente di una calma apparente e falsa che prelude alla fine (politica o anche della vita) oppure, viceversa, alla risalita, quella stessa della pistola estratta dalla bocca senza averne tratto la soluzione finale. Molti punti interrogativi sulla questione dovranno sciogliersi quella notte. Unita di tempo, di luogo e di azione in una scenografia che ricorda il litorale tra Ostia e Torvaianica, con i tipici pontili in legno, ma che potrebbe essere anche una spiaggia di un qualsiasi altro luogo in Italia, dimensione ambientale misteriosa e riservata come sempre quando il buio scende in inverno sul manto freddo del mare. Sospensione, rito di passaggio, abisso straniante di una atmosfera fuori stagione, dove all’interno di una villa, una specie di dorato bunker, tra la sabbia e il «rombo della risacca», arrivano, non attese, ore decisive per la sorte delle persone convocate in quello spazio teatrale. Inizio folgorante di II Premier nel quale Giuseppe Manfridi mostra pienamente le sue doti camaleontiche, e si consolida, tra gli altri suoi esperimenti, poeta del teatro noir che si fonde con quello delle stanze borghesi, della guerriglia delle coppie con risvolti freudiani e comici. L’andamento drammaturgico mantiene un ritmo di azione e di intreccio psicologico serrato.

    Dalla prefazione di Fabio Pierangeli

    12,00