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  • MEMORY

    “Quanta crudeltà è vivere sapendo che tutto si perderà nell’oblìo del nulla…” Ossessionato da questo pensiero, Aristarco Abelardi, figlio di un noto ricercatore, conduce l’intera esistenza lavorando incessantemente ad un incredibile progetto: affiancato da una qualificata équipe di scienziati, progetta la conservazione della memoria e, forse, dell’essenza stessa dell’uomo oltre la vita. Tramite collegamento cervello/computer, lo spazio fisico cerebrale potrà essere sostituito da un cyberspazio entro cui la mente, ridotta a puro software, si muoverà liberamente. Il trasferimento ingloberà tutta la memoria di una vita, l’intera essenza e forse l’anima stessa dell’uomo. Il programma viene appunto battezzato SOUL. Una tale notizia è destinata a scuotere le coscienze degli uomini di fede con un inevitabile impatto sull’immaginario collettivo: “Vivere dentro un computer dopo la morte significa ingabbiare l’anima?” Alla fine, seppur angosciato e senza speranza, lo scienziato, fedele al proprio desiderio di conoscenza, scoprirà la vera essenza dell’immortalità.
    Pura fantascienza, ai confini con la visione scientifica, e suggestiva miscela di riflessioni di vario tipo, tra il sociologico ed il filosofico; una posizione di frontiera, quella di Alberto Umbrella, che pone in termini di estremo conflitto il rapporto fra uomo e tecnologia, vita e morte, memoria ed oblìo. Nei panni di un affabulatore scientifico/futurologico, lo scrittore racconta una delle più antiche fantasie: l’ipotesi di una vita post-umana, l’immortalità della pura mente. Dalla rivoluzione socratica a quella contemporanea delle neuroscienze e della neurobiologia riduttivista il passo è lungo, ma la domanda rimane ancora aperta: “che cos’è l’anima?”

    Marilena Seminara

    18,00
  • Sogno… fantasia e realtà

    Il testo “Sogno, fantasia e realtà” è una raccolta di tredici racconti: nove prodotti dagli alunni della classe 3a, tre dagli alunni della classe 2a, e uno da quelli della classe 5a. Sono testi fantastici, scaturiti dalla fantasia collettiva degli alunni. Inizialmente, un foglio bianco e semplici stimoli dell’insegnante, poi la storia prendeva vita e si concludeva in modo autonomo e naturale: un vero e proprio gioco di fantasia tra alunni e insegnante, il cui risultato era sempre a favore degli alunni, per la loro maggiore potenzialità creativa e immaginativa. Volutamente, il testo si intitola “Sogno, fantasia e realtà”, perchè nelle storie si affiancano elementi reali a quelli fantastici. I piccoli alunni invitano gli adulti a tornare bambini con loro, e augurano “Buona lettura a tutti”.

    Rita Cinicola

    7,00
  • LO YOGA QUOTIDIANO BANALIZZATO O

    “Dopo decenni di pratica passiva, ero in cucina a preparare spaghetti con la cicoria messi a cuocere insieme nella stessa acqua bollente e nell’aria l’odore amarognolo si rincorreva con quello dolciastro del pomodoro che, con olio e abbondante aglio a pezzetti e poco peperoncino, aspettava paziente nella padella il connubio con la pasta e cicoria scolate, quando per la prima volta pensai allo yoga anche in termini di valore e crescita spirituale”.
    “Sono fermamente convinto che lo yoga sia una filosofia antica per la vita e che ha più obiettivi sinergici. Lo yoga può suggerire che l’uomo si chieda chi è e cosa vuole e cosa ha intorno e in quale placenta stia vivendo la sua realtà corrente e che lo porti alla conoscenza approfondita del proprio corpo, delle senzazioni più acute, delle energie sottili, delle forze che ci circondano, delle diverse dimensioni che sono attive oltre la nostra…”.

    (dall’Introduzione a cura dell’Autore)

    10,00
  • Simposio

    La rivista, in forma cartacea ed on line, si inquadra in un progetto unitario ed articolato che vede come momenti qualificanti la costituzione della biblioteca del territorio, che ha l’ambizione di raccogliere e divulgare quanto il territorio produce e quanto sul territorio è stato e viene prodotto, e l’introduzione della storia del territorio come momento fondativi della riflessione comune e della ricerca di una identità che non sia municipalistica nè nostalgica del passato, ma critica consapevolezza della vita di un popolo, delle sue lotte, delle sue positive tradizioni.
    Non a caso questo numero iniziale raccoglie contributi riguardanti la questione meridionale, che è diventato il terribile convitato di pietra della politica e della cultura del nostro paese, senza pretese assurde di esaustività, ma solo come indicazione di tracce di un lavoro in progressione. La cadenza sarà per il momento di due numeri per anno scolastico ed il prossimo numero si aprirà ai contributi di quanti, pur non di questa scuola, sono sensibili alle problematiche proposte e vogliono entrare a far parte di una comunità di ricerca.

    Aldo Viola

    7,00
  • IL FIACRE (già La colpa di scrivere)

    Ed eccoci nel cuore del cambiamento. Doloroso. Tanto doloroso quanto necessario. Si chiude definitivamente il capitolo straordinariamente appagante de La Colpa di scrivere.
    Ma non si chiude il libro.
    Il viaggio continua, dunque. Ed è un viaggio che non rinnega ciò che un gruppo di amici, animati dalla passione per la letteratura, ha condiviso insieme per un tratto di strada.
    Tuttavia siamo uomini, siamo mondi. Abbiamo le nostre idee, le nostre fragilità. Non esiste una ragione. Siamo tutti colpevoli. È la vita che ci rende tali.
    Due anni passati insieme. Otto numeri straordinari. Con firme di grande spessore. Una linea editoriale invidiata da tutti. E tante altre ragioni per essere orgogliosi del lavoro fatto. Eppure non sono bastati a tenerci insieme. I motivi? Tanti. La vecchia cultura meridionale che fatica ad accettare una visione più contemporanea, più europea.
    E ancora la linea della qualità che alla fine ha finito per scontentare tutti perché ha limitato, e di molto, alcuni giochi di scambio.
    Ora si riprende il percorso con Il fiacre n. 9.
    Bisognerebbe spiegare le ragioni di questo nome. Qualcuno potrebbe individuarne riferimenti letterari (Xavier de Montépin) o cinematografici (Mario Mattoli).
    Non sarebbe totalmente sbagliato. Ma se è vero che essere è essere nominato, la denominazione crea il valore, l’essenza. E la crea, gradatamente, in una nuova orbita carica di energia emotiva e simbolica.
    C’è il fiacre che richiama al movimento. E poi c’è il n. 9 che ricollega ad una continuità dalla quale non si può prescindere.
    Penso che possa bastare.
    Due parole soltanto su questo fascicolo. È dedicato a Gadda. Un autore straordinario. L’augurio che ci facciamo è che gli interventi di La Moglie, Muzzioli, Mangone, Lo Passo e Salari contribuiscano a farvelo conoscere meglio e magari accendino in voi il piacevole desiderio della lettura.
    Vi lasciamo ricordandovi che il prossimo numero, la cui uscita è prevista per il mese di giugno, sarà dedicato a Cristina Campo.

    La Direzione

    7,00
  • CON LE TUE LABBRA SENZA DIRLO

    Con le tue labbra senza dirlo è il monologo tragicomico di un giovane autore/attore che approfitta del palco per confessare tutta la sua arroganza. L’arroganza di un amore, profondo, viscerale, che si traduce in un gioco di maschere in cui la parola passa senza distinzione dall’autore all’attore, in un continuo rimescolamento delle parti. Quale migliore alchimia per esprimere, all’esordio, tutto il proprio amore per il teatro?! Amore arrogante, che restituisce, di riflesso, l’arroganza della sfida che il teatro lancia a quanti vogliono calcarne le scene. Da qui la galleria di personaggi con cui impatta il giovane autore ai primi passi – dalla famiglia, al parroco, ai baroni dell’arte.

    Massimo Canepa

    5,00
  • ORAZIO SI RACCONTA

    Nato a San Sisto dei Valdesi, Comune di San Vincenzo la Costa in Provincia di Cosenza, il 2 Novembre 1925.
    “Questi racconti biografici sono incominciati con la rivelazione brutale della mia malattia (2003) che, unitamente ad altre non meno gravi, condiziona la mia esistenza e la domina. Scrivendo, mi servo di riferimenti personali e di esperienze ed episodi che riguardano la mia vita: il tutto all’insegna della verità che ha sempre caratterizzato la mia esistenza. In seguito mi chiamerò solo Orazio, per spersonalizzare il racconto autenticamente genuino senza turbamento alcuno.”

    10,00
  • DIARIO COMPLICE

    Luis García Montero è, senza dubbio, un poeta che possiamo definire necessario all’interno del panorama culturale contemporaneo; non solo per la sua produzione artistica che gli è valsa numerosi premi, ma anche per il suo spaziare dal saggio al racconto, dalla teoria critica al teatro. La traiettoria poetica di questo andaluso ha le sue precoci radici nella sua città natale, Granada, luogo d’incontro tra le storie di tutti i giorni e la Storia; terra di arte e cultura, dove incontriamo figure come quella di Federico García Lorca, che attraverso il premio a lui dedicato, sarà testimone nel 1979 degli inizi del conterraneo allora ventunenne. Y Ahora ya eres dueno del puente de Brooklyn, questo il nome del libro con il quale García Montero vinse il Premio Lorca, racchiudeva in sé le chiavi di quella che oggigiorno è una singolare e densa produzione poetica: di lì in poi, infatti, appariranno testi come Tristia, Las flores del frío, EL jardín extranjero o il presente Diario Complice.
    Con la poesia di Luis García Montero è possibile scoprire un verseggiare che prescinde dalle rime facili ed accompagna in una dimensione tanto vicina da sembrare reale.

    Andrea Perciaccante

    15,00
  • L’ALTRO ME
    Poesie

    Ed io come sono nei miei occhi? Dopo aver letto i versi di Filippo mi è venuta voglia di bere acqua. Come quando vedi un film dove ci si disseta con piacere e quel piacere ti viene magicamente trasferito nel corpo e hai voglia di goderne anche tu. È poesia del corpo, quella di Filippo: fisica poesia. E proprio per questo, profonda senza perdere di naturalezza e chiarità. Sono le questioni di tutti i corpi quelle che affronta: il tempo, l ’amore, l ’identità, il viaggio, il rapporto con l ’altro da sé, animali o umani che siano, con l ’esterno, anch ’esso ‘dentro’ il corpo. È quindi anche consapevolezza di essere presente in ciascun ‘vivo’ e da ultimo –non è affatto scontato– in se stesso.Tant ’è che gli viene voglia di guardarsi dritto negli occhi, per lo stesso motivo per cui a me viene voglia di bere di corsa dell ’acqua dopo averlo letto. Attento ora a Mariangela. I suoi sono versi che possono far male. Entra dentro le sue parole a piedi scalzi, così come è capace di far lei, per sentire che la sua casa è il mondo. Un consiglio d’accortezza al lettore: guarda bene dove metti i piedi. Verso il mondo nutri rispetto, è l ’unico luogo munito di tetto per ripararti la testa. La casa di Mariangela è la mia, la tua casa, dove, se vuoi, sarai presente in autentica vita, in generosa miseria. Lasciati accompagnare, come ho fatto io. Leggi e rileggi, molte sono le sorprese. Poesie femmine, queste. Per loro, naturalmente stupido, sarei capace di dare e ricevere amore. C ’era, in un tempo glorioso per la poesia come per le tutte le arti, il luogo dove si incontravano i poeti. Questo posto era tanti posti sparsi per il mondo, nelle grandi come nelle piccole città. Luoghi semplici, essenziali ma mutevoli e straordinari in virtù della presenza assidua degli artisti. Dove si incontrano i poeti in questo Tempo Nero? Negli pseudocaffè letterari? Nelle enoteche? Su internet? Non so davvero come e dove si siano mai incontrati Mariangela e Filippo. Forse per caso, in una ricerca reciproca inconsapevole. Sta di fatto che poi puntualmente si riconoscono in quello che scrivono. Posso dire che si incontrano su fogli bianchi sporcati di nero? Chiedo il permesso, per non urtare quei poeti che si scrivono addosso senza tanto cercare confronti o affinità. Mariangela e Filippo si volevano incontrare e ci sono riusciti. Fuori dagli schemi che vogliono il poeta solitario, crocifisso nell ’anima e affranto anche nel fisico; sono giovani e sani, evviva!. Ho trovato interessante questo confronto su temi e stili comuni. È stato come mettere una poesia dell ’uno davanti allo specchio e vedere riflessa la poesia dell ’altra. Nella poesia, le parole pesano ma non contano, si sdoppiano, si lasciano, si abbandonano al lettore e si lasciano ingoiare. Per questo il poeta è un viaggiatore che produce pane. Senza di me e di te che leggi, non riuscirebbe mai a partire. E a nutrire.

    Introduzione di Massimo Lanzetta

    9,00
  • UNA VITA PER LO SPORT

    Nato a Cassano allo Ionio (CS) nel 1958, ha studiato sempre a Cassano ed ha conseguito la maturità presso il Liceo Classico. Iscritto all’Università della Calabria, alla Facoltà di Scienze Biologiche, successivemente ha interrotto gli studi per la sua passione verso il calcio. Ha iniziato giovanissimo a giocare a pallone, diventando nel corso degli anni prima ottimo giocatore e poi allenatore e comunque sempre legato alla sua Cassano. Dal momento che per lui lo sport era una forte passione, senza alcun fine di lucro, ha dovuto scolgere un lavoro presso la Casa di Cura “Madonna delle Grazie” a Sibari. Prematuramente scomparso il 15 novembre 2004 a soli 46 anni.

    0,00
  • IL FILM DI LETTERINA

    Nel marzo del 1963 nelle sale cinemtografiche italiane usciva, distribuito da Cineriz, “In Italia si chiama amore” un film del regista torinese Virgilio Sabel. Nello stesso anno il film viene proiettato anche in Argentina con il titolo “En Italia lo llaman amor”. Un film drammatico, del genere documentario, una vera e propria inchiesta che racconta delle vicende dell’amore della provincia italiana. Un curioso itinerario nel costume amoroso nazionale tra innamoramento, corteggiamento e amore, che affronta anche le tematiche del matrimonio, della gelosia, del tradimento e dell’amore non corrisposto. Voce fuori campo, di questo interessante film documentario, è il grande attore Nino Manfredi, allora ancora sconosciuto al grande pubblico. Il volume analizza un episodio del film girato nel 1960, con attori non professionisti, alla Marina di Briatico, Attrice principale dell’episodio la mitica Letterina, un’anziana signora del luogo che caratterizzò fortemente il lavoro di Sabel e che, in ambito locale, fece ricordare “In Italia si chiama amore” come “Il film di Letterina”.

    0,00
  • SAHRAWI
    Libertà Negata

    La presente opera, “Sahrawi libertà negata” è l’unificazione degli avvenimenti più toccanti racchiusi nei diari di viaggio: “Sahrawi Memorie di Libertà” (1998) e “Rabbia di Sabbia” (2001), che trattano la tragedia di un popolo in esilio, vuole essere la sintesi di quanto ascoltato, visto e vissuto nei miei recenti viaggi fatti, insieme al fotoreporter G. Fornoni tra gli amici sahrawi, sia nelle tendopoli dei profughi di Tindouf in Algeria, sia ad El Ayoun occupata, nel Sahara Occidentale, sulle rive dell’Oceano Atlantico, dove vivono prigionieri nella propria terra, occupata dall’invasore marocchino. L’opera si completa, nella prima parte con un interessante documento geopolitico e storico di Roberta Romano “Il Caso del Sahara Occidentale” – Sono inserite inoltre alcune pagine sugli ultimi avvenimenti dell’INTIFADA nei territori occupati di Maggio-Settembre 2005.

    12,00
  • VINO DIVINO
    (Ovvero la vera istoria del santo bevitore)

    Diplomatosi presso il “Centro di avviamento all’espressione” diretto da Orazio Costa a Firenze dove apprende il metodo mimico, segue i corsi del Laboratorio Nove sempre a Firenze, prosegue gli studi presso il Centro di Sperimentazione di Pontedera. Nel 1991 fonda la Compagnia Occupazioni Farsesche e si occupa della conduzione dei teatri di Scandicci, Pieve Santo Stefano, e Barberino del Mugello. Partecipa al primo allestimento del “Sogno di una notte di mezz’estate” per la regia di Glauco Mauri. Nel 1992 lavora con la Compagnia dell’Uovo di L’Aquila. Nel 1995 collabora con l’Università di Cincinnaty per la quale realizza lo spettacolo “Festino del Martedì Grasso” di cui è autore ed interprete sotto la regia di Malcom Fraser. Nel 1996 fonda, con Maurizio Annesi e Cristina Caldani, il Teatro San Leonardo di Viterbo con il quale partecipa alla realizzazione di numerosi spettacoli tra i quali “Harry’s Light” di cui è autore e regista, “Bella e la bestia” di cui è autore, si occupa della regia degli spettacoli “Remember my rame is Will” dai sonetti di Shakespeare, “La purga di Bebè” di Feydeau. Nel 1997 partecipa allo spettacolo “L’avaro di Plauto” di Lerici. Nel 2000 è protagonista dello spettacolo “L’asino d’oro” da Apuleio a fianco di Orso Maria Guerrini. Nel 2002 è Mercurio nello spettacolo Anfitrione di Plauto con Stefano Masciarelli. Nel 2003 lavora a diversi spettacoli tra i quali, “Morte di Galeazzo Ciano” di Enzo Siciliano, “La Tempesta” di Shakespeare, “Trapped” di Piermaria Cecchini. Da tre amni dirige il laboratorio permanente “Lo spettacolo possibile” a Viterbo.

    5,00
  • IL PIANETA CINEMA
    Incontri ravvicinati

    Oggi, con l’abituale instancabile ricorso che noi facciamo alla terminologia inglese, si usa la parola location per dire di un luogo individuato e scelto per girarvi scene di un film: questo libro di Sergio Micheli, assai originale e unico nel suo genere, ci porta un contributo di prima mano su quella location primaria, assolutamente insostituibile che è il cuore e l’attenzione di uno spettatore di film.
    Tutti i film, e sono davvero tanti, di cui Sergio Micheli ci conduce ad limina in questo libro, hanno avuto infatti la ventura di una localizzazione comune, imprescindibile e preziosa: il cuore e la mente di Sergio. Che, in primis, è stato ed è uno spettatore, ma è anche uno storico, critico, studioso, regista egli stesso e docente di storia del cinema e allora Micheli, nell’esercizio di queste sue appassionate competenze e professionalità, si è trovato anche molte volte nella condizione di incontrare registi attori, troupes cinematografiche, di attivare egli stesso incontri, eventi, interviste, festival di cinema in Italia e in diversi altri Paesi stranieri e in tutte queste occasioni egli ha catturato… quel quid che di solito non viene menzionato nelle storie ufficiali (e dunque anche nelle storie del cinema), ovverossia la grana dell’incontro reale con i protagonisti del cinema, che, si badi bene, è un reality captures, molto poco praticato fin qui da altri studiosi, ma non meno interessante di uno screen captures cui pure tutti noi siamo adusi.
    Qualche nome, ad esempio, per restare in ambito italiano: Alessandro Blasetti, Roberto Rossellini, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti, Alberto Sordi, Macello Mastroianni, Michelangelo Antonioni e “gli ultimi mohicani” ovvero gli indimenticati divi degli anni Trenta – Quaranta Roberto Villa, Maria Denis, Maria Mercader, Lilia Silvi, Massimo Gironi.

    Dall’Introduzione di Matilde Tortora

    25,00
  • FARMACINEMA

    “Questo libro, curato da Giovanni Scarfò, direttore della Cineteca della Calabria, svolge un argomento (la figura del farmacista nel cinema e, secondariamente, nella televisione) che non può non essermi molto vicino, dal momento che sono nata in una famiglia di farmacisti e ho ottenuto, a suo tempo, prima di intraprendere altre strade, una laurea in farmacia”.

    dall’Introduzione di Elisabetta Sgarbi

    “Giovanni Scarfò, perciò, con questo suo libro, non solamente viene a dirci di essere anch’egli e abuon diritto un parente di quel lontano Alighieri farmacista, dunque viaggiatore, dunque intrepido, ma ci regala tutt’assieme un libro elisir nel mentre ci consegna un dotto, arguto, nuovo libro di cinema”.

    dalla Postfazione di Matilde Tortora

    20,00
  • L’ARGOT… NOSTRO CONTEMPORANEO

    Sono ormai diversi anni che mi occupo principalmente di drammaturgia contemporanea ed in particolare di quella italiana. Ho visto crescere decine di autori, oggi più o meno affermati, ma certamente “autori”; con loro ho stabilito rapporti di lavoro e più spesso questi rapporti si sono trasformati in amicizia. Scegliere di lavorare in particolare con i “giovani” ha significato in qualche caso crescere insieme. I rapporti sono a volte conflittuali ma sempre e comunque il confronto con l’autore è risultato molto fecondo. La possibilità di confrontarsi con più autori ha dato vita alla creazione di un vero e proprio laboratorio, “factory” come la definiscono gli anglosassoni, in continuo movimento ed alla ricerca di nuove forme espressive di scrittura e di un linguaggio comprensibile per il pubblico del nostro tempo. Un luogo dove gli autori, i registi, gli attori potessero elaborare e condividere il primo momento del fare teatro che è la scrittura di un testo. (…) Credo molto in questo metodo di lavoro, nello scambio continuo di informazioni, nel rispetto dei ruoli e nella assoluta consapevolezza che ogni partecipante alla messa in scena deve essere coinvolto nell’allestimento in modo responsabile. Ritengo che questo “lavorare” intorno al testo sia uno degli ingredienti fondamentali per la riuscita degli spettacoli. L’augurio è che sempre più case-laboratorio nascano per permettere ai giovani autori e non solo, di fare pratica di palcoscenico, perchè è in questo modo che si costruisce una drammaturgia nazionale con una identità e una ricchezza assolutamente indispensabili oggi per un rinnovato rapporto con il pubblico.

    Maurizio Panici

    20,00
  • Passio

    PASSIO è una sacra rappresentazione, rifacimento di Mistero su modelli di devozione popolare di ispirazione vagamente medioevale. Essa accoglie nel suo seno vari frammenti ed atmosfere tratte dal patrimonio delle tradizioni e dell’espressività popolare intorno ai riti penitenziali della Settimana Santa, dai contrasti alle danze macabre dei “Trionfi della Morte”, dai canti processionali alle azioni drammatiche intorno al processo a Cristo ed alla Via Crucis.
    PASSIO è una sorta di viaggio nella memoria devozionale di un Popolo che, celebrando la passione e la morte della Verità Incarnata, del “Dio che si fa uomo” per salvare quest’ultimo dall’antica colpa del peccato originale, riesce, con la pietà che gli è propria, a commuoversi e a partecipare emotivamente, fino a fare proprio il dramma ed il dolore della Madre di fronte allo scempio del Figlio, di fronte allo strazio della “carne delle proprie carni”. Vivendo la rievocazione dell’evento e partecipando a questa “comunione di dolore”, si celebra così un vero e proprio rito di penitenza.
    Volutamente si è cercato di utilizzare una lingua inventata, una sorta di “calabrese epico”, un linguaggio cioè che non appartiene a nessun luogo in particolare, in quanto solo un linguaggio che travalica gli angusti confini dello spazio può essere adeguato per celebrare un Mistero che va al di là del tempo.
    Proprio per tutto questo, al di là dell’aspetto della mera spettacolarità, PASSIO vuole porsi come profondo momento di riflessione, penitenza e preghiera.

    10,00
  • A SUD DELLA MIA ANIMA

    Viaggiatore attento e fotografo raffinato, Renato Pagliaro si fa anche narratore, ordinando “a specchio” immagini straordinariamente dense ed efficaci e narrazione scritta. Ne risulta una descrizione duplice di un suo reiterato percorso, che lo conduce in forma circolare da Morano Calabro alle città latinoamericane – Salvador da Bahia, Rio de Janeiro, Porto Alegre, Montevideo, Buenos Aires – e da queste di nuovo a Morano. Il viaggio diviene autobiografia e reportage, documentazione e fiction ad un tempo.
    Il libro si presta ad una lettura molteplice ed attesta in maniera esemplare, muovendosi agilmente tra dimensione
    privata, memoria storica e invenzione artistica, quanto sia preziosa e vitale per l’autore una duplice identità “calabro
    latinoamericana”. È più che mai importante conservare e valorizzare questa molteplicità e questa apertura al mondo, in tempi in cui anche Morano e la Calabria sì trovano a ricevere per la prima volta gli immigrati da molti sud del pianeta.

    Vittorio Cappelli

    A metà tra reportage giornalistico e racconto di una discesa nella propria anima. Il viaggio di Renato Pagliaro collega i Sud e le profondità del mondo nell’incontro di sguardi e di mani. Un’esperienza vissuta e narrata con immagini e parole.

    Bernardino Cozza

    20,00
  • I PROMESSI SPOSI NEL CINEMA

    II cinema, fin dal 1908, si è ispirato a I promessi sposi; quando infatti la L. Comerio e C. decise di trarre i primi film italiani da opere letterarie, optò per il romanzo manzoniano, né poteva essere altrimenti. Da allora altri film ne sono stati tratti, costituendo pure, tra l’altro, i due film omonimi realizzati entrambi nel 1913 da due società torinesi, la Ambrosio e la Pasquali e C., il primo caso di diretta concorrenza tra due società cinematografiche e, negli anni a seguire, altre edizioni del romanzo manzoniano per lo schermo sono state realizzate nel 1922, nel 1941, nel 1963. Questo libro ne ripercorre la “storia’; avvalendosi di un ricco e raro apparato iconografico, a partire dalle immagini dei film del muto andati perduti, così da dare delle varie edizioni cinematografiche de I promessi sposi una certa “esaustiva” visione.

    Vittorio Martinelli, storico del cinema, è autore insieme ad Aldo Bernardini della filmografia (in ventuno volumi) del cinema muto italiano e di numerose altre opere su registi, attori e momenti del cinema muto europeo, tra cui II dolce sorriso di Maria Jacobini (1994) e Lucy Doraine alla conquista dell’Italia (1998), entrambi editi dall’Associazione Italiana per le Ricerche di Storia del Cinema, Cuor d’oro e muscoli d’acciaio (2000), Dal Dottor Calligari a Lola-Lola (2001), L’eterna invasione (2002), tutti editi dalla Cineteca del Friuli, Le dive del silenzio (Le Mani-Cineteca di Bologna, 2001), Pino Menichelli. II fascino della seduzione (Bulzoni, 2002). Molti anche i suoi libri in collaborazione con altri, tra cui Leda Gys attrice (1986) e Titanus (1987), con Aldo Bernardini, editi da Coi isseum, ll cinema di Augusto Genina (Biblioteca dell’immagine, 1990) in coli. con Sergio Germani e Francesca Bertini, in coli. con Gianfranco Mingozzi (Le Mani-Cineteca di Bologna, 2003).

    Matilde Tortora, docente di Storia e Critica del Cinema, ha pubblicato Domestiche visioni (Università della Calabria, 1997), Lo Schermo in tasca, libro e CD-Rom (Abramo, 1999), Auguri lunghi un secolo (Andrea Livi, 2000), Cinema Fondente (La Mongolfiera, 2001), Au Pays Noir. Film Pathé en pochette: 1903-1905 (La Mongolfiera,2002), L’opera lirica in tasca (Rubbettino, 2003), Dallo Schermo alla parola (La Mongolfiera, 2003). Ha rinvenuto e pubblicato gli inediti: Lettere di Eleonora Duse a Giovanni Papini dal 1915 al 1921, Ariel. Rivista di Studi Pirandelliani, 2001, Un dono di Eleonora Duse a Mary Pickford, Immagine. Associazione Italiana per le Ricerche di Storia del Cinema, 2002, Lettere di Matilde Serao a Eleonora Duse, 2004. Collabora con il Conseil International du Cinéma, de la Télévision et de la Communication Audiovisuelle-Unesco.

    25,00
  • FUGA DALL’IMPERO
    ovvero il paradosso di Parmenide

    Tutto quello che stiamo vivendo noi, qui, adesso – commentò Robert -, se l’avessimo narrato a qualcuno un secolo fa, non sarebbe stato definito incredibile, bizzarro? Pura fantascienza ? (…). Poi, si ricordò delle parole di Tim Pardesh “Siamo propulsi in una fase accelerata dell’evoluzione, ma non può essere lasciata alla sola scienza dell’Impero (…) Bisogna resistere… Essere testimoni”. L’intelligenza può anche altro, eh sì, – pensò Robert in un rapido succedersi di emozioni -, è anche curiosità e amore per l’Essere… per la Terra… Conoscenza.
    La storia qui narrata possiede gli ingredienti d’un romanzo fantascientifico. Ma, non lo è. Nasce dal filone di narrativa sul futuro esemplificato da autori come Huxley o Orwell. E’ una metafora su un iperpresente già segnato all’orizzonte da indizi inquietanti. Quando il destino del mondo rischia di sfuggire di mano al buon senso dell’umanità, quando la scienza diventa onnipotenza nanotecnologica e biotecnologica per il consolidamento di un Impero al detrimento dei Nativi della Terra (piante e animali inclusi), quando segrete strategie di controllo manipolano la vita e l’informazione, allora si profilano tempi totalitari e oscuri. Il protagonista di questo romanzo, Robert JonahOsborne, è un antropologo in fuga alla ricerca di una umana e libera esistenza. Ha una meta: raggiungere Helen e Naaman, anche loro fuggiaschi, al Sud di un paese africano ridotto a Riserva. Coinvolto in una serie di eventi, deve affrontare realtà avventurose quanto impreviste per raggiungere la frontiera elettronica che delimita l’Impero. Ma, si può fuggire lontano dall’Impero? Una singolare organizzazione fondata nei primi decenni del XXI secolo da un manipolo di scienziati dissidenti, tenta di dare una risposta portando in salvo ideali etici e bagaglio nozionale dell’umanità. Di nuovo in fuga, Robert attraversa un’oasi abbandonata, abitata da qualche romito e fuggiasco. Alla fine, per sottrarsi alla cattura di alcuni Robot apocalittici, e guidato da Diamante, lo scimpanzé che della Terra conserva l’atavica saggezza, si salverà in modo del tutto inatteso. O era la sua avventurosa fuga soltanto il sogno di un viaggiatore inquieto, addormentatosi nella hall d’un aeroporto continentale?

    16,00